“Ranucci a noi non ci ha fatto niente. Questi sono guai che non vogliamo.” È la frase più destabilizzante della mail anonima entrata nell’inchiesta. Non rivendica la bomba: sembra, al contrario, allontanarla da un determinato ambiente. Ma nello stesso testo compaiono il clan Moccia e gli “amici di Nola”. Da qui nasce una formula giornalisticamente potente - la “bomba della camorra” - che le carte, almeno allo stato, non consentono di adottare come conclusione.
1. La mail “Regalo di Pasqua”
Il messaggio viene inviato al pubblico ministero Carlo Villani. L’autore promette di indicare chi avrebbe provocato “quel casino fuori casa di Ranucci” e segnala Antonio Passariello, indicato dall’accusa tra i componenti del presunto gruppo operativo. Secondo la mail, Passariello avrebbe lavorato in precedenza per il clan Moccia di Afragola e, in quel momento, per gli “amici di Nola”.

La mail è documentata come elemento acquisito agli atti. Il suo contenuto, però, resta una dichiarazione da verificare: non prova da solo l’affiliazione di Passariello, né la conoscenza o l’autorizzazione dell’attentato da parte del clan citato.


2. Una fonte vicina all’ambiente, non una verità automatica
Secondo la ricostruzione investigativa riportata negli atti, il messaggio sarebbe riconducibile a Davide Netti, al quale Passariello avrebbe raccontato la vicenda. Se questa attribuzione fosse corretta, la fonte potrebbe avere raccolto informazioni circolate vicino a uno dei presunti esecutori. Proprio per questo la mail è rilevante; proprio per questo deve essere valutata anche come possibile delazione interna, con tutto ciò che una delazione può contenere: informazioni autentiche, omissioni, rivalità o tentativi di protezione.

3. “Corrado”: un nome senza identità accertata
In una conversazione intercettata compare la frase: “non dobbiamo proprio farlo arrivare a Corrado”. Il passaggio mostra la preoccupazione che una determinata informazione non raggiungesse qualcuno. Non chiarisce, però, né quale informazione né chi fosse “Corrado”. Attribuirgli un cognome o un ruolo senza un riscontro aggiungerebbe alle carte ciò che le carte non dicono.

4. La seconda traccia: Tavares e l’ambiente Russo
Il nome dei Russo emerge da un percorso diverso. Clesio Tavares Gomes è indicato dagli inquirenti come l’intermediario tra Valter Lavitola e il gruppo operativo. Il Corriere, citando il fascicolo, riferisce rapporti attribuiti a Gomes con Michele e Paolino Felice Russo e contatti con persone ricondotte dagli investigatori all’ambiente camorristico.

Questo collegamento è rilevante perché riguarda l’uomo che, secondo l’accusa, avrebbe trovato gli esecutori. Non dimostra però che il clan Russo conoscesse o autorizzasse l’azione. E non dimostra un rapporto diretto tra Lavitola e il clan.
5. La catena contestata: Lavitola, Tavares, il gruppo operativo
Nel decreto di perquisizione del 4 luglio, secondo ANSA, la Procura sostiene che Lavitola avrebbe dato mandato a Tavares di individuare persone capaci di reperire l’esplosivo e farlo detonare davanti all’abitazione del giornalista. La stessa fonte riferisce un sopralluogo compiuto dai due circa un mese prima dell’attentato. È una ricostruzione dell’accusa, non ancora un accertamento definitivo.
Il nome “Valter” sarebbe emerso anche da una telefonata della moglie di Tavares; le successive verifiche e le chat trovate sul telefono di Lavitola avrebbero rafforzato il collegamento tra i due. Dopo l’arresto, Lavitola avrebbe ammesso di avere commissionato l’azione, sostenendo di avere voluto aumentare la protezione e la notorietà di Ranucci. Il giudice ha giudicato non convincente questa spiegazione; non risultano invece prove di un accordo con Ranucci.


6. Moccia e Russo non sono un’unica pista
Il nome Moccia compare in una mail anonima e riguarda un precedente rapporto attribuito a Passariello. Il nome Russo compare negli approfondimenti sulla posizione di Tavares. Le fonti sono diverse, le persone sono diverse e diverso è il peso degli elementi. La presenza di entrambi i riferimenti non prova un accordo tra i clan né un mandato mafioso.
Resta invece una domanda precisa: Lavitola avrebbe scelto Tavares sapendo che poteva attivare uomini provenienti da ambienti criminali, oppure gli avrebbe affidato soltanto il risultato, lasciandogli autonomia nel reclutamento? Le informazioni pubbliche consentono di ricostruire la catena ipotizzata dall’accusa; non chiariscono ancora quanto il presunto mandante sapesse della rete concretamente utilizzata.
7. Che cosa possiamo dire, senza forzare gli atti
Esistono una mail acquisita agli atti, riferimenti ai Moccia e agli “amici di Nola”, rapporti attribuiti a Tavares e una catena Lavitola-Tavares-gruppo operativo ricostruita dall’accusa.
L’attribuzione della mail, il ruolo dei singoli soggetti, il significato dei contatti e il movente dichiarato sono sottoposti a verifica e valutazione giudiziaria.
Non risulta provato un mandato dei clan Moccia o Russo, un accordo tra i due gruppi, l’identità degli “amici di Nola” o un’intesa tra Lavitola e Ranucci.
Definire questa vicenda semplicemente “la bomba della camorra” fonde elementi distinti e trasforma i rapporti attribuiti ad alcune persone in una responsabilità dell’intera organizzazione. Escludere ogni rilievo criminale sarebbe altrettanto improprio. Il punto documentale è più stretto e più interessante: il mandato e la selezione degli esecutori potrebbero essere stati due passaggi differenti.
Guarda il video: la bomba della camorra?
Ordinanza cautelare del 26 giugno 2026, consultabile su Referio; ANSA, 7 luglio 2026; Corriere della Sera, 17 luglio 2026; Repubblica, 17 luglio 2026; RaiNews, 11-14 agosto 2026. Gli stralci grafici sintetizzano e contestualizzano passaggi attribuiti agli atti e alle fonti indicate: non sostituiscono la lettura integrale dei documenti.


0 commenti pubblicati
Caricamento commenti…